MARIA LUISA IMPERIALI
introduction
Sono partita da un'analisi dell'oggetto, come traccia del sé in rapporto a spazi fisici o mentali, ho attraversato l'idea di un accumulo stanziale ingabbiando cose e concetti, in una sorta di fermo immagine capace di contrapporsi al continuo fluire di immagini che ci circonda. Oggetti e spazi apparentemente banali hanno preso forma e si sono caricati di significato trascendendo il senso comune delle cose. Successivamente ho avvertito l'esigenza di sottrarre riferimenti oggettuali troppo evidenti e riconducibili ad operazioni ormai storicizzate. Una volontà quasi iconoclasta mi ha fatto rintracciare in un alfabeto visivo minimo il mio luogo di riflessione e creazione. Le strutture più complesse, gli assemblaggi di oggetti in afasici teatrini del quotidiano hanno lasciato il posto a figure archetipiche, a segni-icone quasi elementari. Alchimie di immagini a tratti infantili, dove lo stereotipo si riappropria di significato mescolandosi alla ricerca di un segno nuovo, mi hanno condotta in un "territorio di frontiera" dove gli appigli per un consumo immediato vengono a mancare e l'immagine si sottrae a quel cannibalismo visivo che caratterizza la società contemporanea. Sotto il profilo tecnico, materiali riciclati, legname industriale e gesso hanno costituito da sempre gli ingredienti della mia cucina artistica. Trattamenti delle superfici condotti con precisione quasi maniacale mi hanno permesso di allontanarmi dal materiale iniziale per trasformarlo in altro. Gioco costantemente con una tridimensionalità sull'orlo della crisi, alle mie opere manca poco per ricadere sul piano come pura superficie, è nella messa in scena che si impadroniscono dello spazio e prendono corpo. Maria Luisa Imperiali MOSTRA PERSONALE - "Artespaziodieci" - Bologna 1993 Ariel è spirito d'acqua in "La Tempesta" di Shakespeare e angelo nell'opera "Paradiso perduto" di Milton: il carattere costante che ne risulta è l'appartenenza del personaggio al Cielo. E' proprio nel cielo Maria Luisa Imperiali lo descrive in "Trittico per Ariel". Tre pannelli per raccontare la parabola dello spirito, tre pannelli per una traduzione visiva del testo verbale. la traccia dell'origine di questa traduzione è il titolo, non avendo precisi punti di riferimento nella narrazione figurativa. Ariel è descritto senza indizi della sua corporeità, immaginato dalla presenza della toilette, la quale assume un importante valore narrativo. L'abito è Ariel: in esso si combinano funzionalità e rappresentatività, natura e cultura. Le esigenze, così combinate , valorizzano l'abito, come soggetto narrativo sul quale Maria Luisa Imperiali impagina molte sue opere... cromaticamente differenziata per la descrizione delle tre fasi dell'episodio: prima, durante e dopo il volo o, per essere in linea con le indicazioni dell'autrice, Prima del risveglio, In volo e La caduta... Vito Antonio D'Ambrosio Don't eat my dreams. "Icone della memoria" - MOSTRA PERSONALE "MicroBrera Gallery" - Milano 1995 Quello che accade ai giocattoli dello "Schiaccianoci", che vivono la loro notte, può succedere anche ad altre più umili cose? Credo di sì, e credo che sottrarre gli oggetti a questa rete di significati già data preesistente anche al primo contatto perché imposta da fuori, significhi ricavarne un senso diverso dal loro uso-consumo. Poiché il consumo più radicale e definitivo è mangiare, qui si parte da alcuni dolci non mangiati, immagini commestibili, il nostro quotidiano ingurgitare immagini per renderle atomi insensati. Una maggiore attenzione per le cose è anche maggiore attenzione per gli uomini, sottrarre le cose all'(in)evitabile consumo e restituirle al ruolo di pura immagine - icona può divenire un gesto rivoluzionario... si potrebbe partire dall'estremo opposto della scala, cioè trasformarsi in cuochi dell'orrore, plasmare in decorazioni per torte le peggiori immagini che scorrono sotto i nostri occhi. E non è forse questo quello che accade quando il bambino bosniaco viene "servito" tra una portata e l'altra dal grande cuoco televisivo pronto a diventare atomi insensati?... V.M.I. L'originalità della sua ricerca estetica entro un rigido strutturalismo facendo leva sull'arte povera proietta alla ribalta della vita gli "spazi incommensurabili della memoria e dell'inconscio collettivo" e acquisisce nuovi simboli... A. De Bono ... Maria Luisa Imperiali compie un'operazione artistica che travalica la sua sfera personale e coinvolge nel gioco della memoria anche il visitatore. Evitando il facile meccanismo della provocazione ci invita ad un'associazione intima e minuziosa verso riscoperte personali che credevamo, forse, sopite per sempre... La sua ricerca è ricca di una creatività capace di dare vita e vigore in quanto evoca richiami letterari che partendo dalle leggende russe, passano attraverso il Piccolo principe per giungere al mondo di Oz... Mauro Bianchini "SINAPSI GAME" - MOSTRA PERSONALE "Bazart" - Milano 2001 ... Ho ammirato il suo coraggio di arrivare al cuore delle cose, scrollandosi di dosso le incrostazioni rassicuranti della cultura con cui cerchiamo di rendere accettabile, classificandolo in categorie logiche, ciò che non è spiegabile e che ti colpisce allo stomaco come il pugno ben assestato del pugile che ha fatto breccia nella difesa dell'avversario... E non è un caso che il cuore, con tutte le accezioni simboliche di cui l'abbiamo fatto carico, compaia così spesso nei lavori dell'artista... Attraverso una forma espressiva che dal Dadaismo e Surrealismo arriva alla Pop Art, da cui mutua l'uso di forme standard degli oggetti di largo consumo, perché si rendano veicoli asettici di emozioni profonde per approdare ai lidi dell'Art Brut, avevo risalito con l'artista la corrente che porta, pur se con forme diverse, all'urlo di Munch: l'esperienza del dolore che affonda le radici nella profondità del tempo senza tempo... SINAPSI GAME è un gioco che mette le ali ai piedi e i pattini a rotelle al gatto e al cagnolino, mentre la testa vola e un bimbo ha perso il cuore... Una bimba - biancovestita - scarta pericolosamente caramelle col coltellino affilato e si ritrova là in un banco di "squola", mentre la mamma è un puzzle di gambe, braccia, testa e mani, natanti nello spazio da ricomporre adagio... Mimma Pasqua "IN A PINK ROOM" - MOSTRA PERSONALE "PRIMO PIANO LIVINGALLERY" - Lecce 2005/2006 Le opere di Maria Luisa Imperiali, restituiscono in un'atmosfera carica di simboli, la figura di un corpo supremo aperto alle relazioni ed interazioni con uno scenario magico e segreto: un corpo trasfigurato dall'artista e custodito da forme misteriose, presenze scultoree archetipiche, o da elementi d'uso del quotidiano. L'utopia di Maria Luisa, non cerca la rottura con il passato, ma cerca di ritrovare la dimensione poetica e mitica dell'uomo e riallacciare i legami con l'origine. La "stanza rosa" diviene un luogo sacro, riferito metaforicamente alla struttura dell'universo, alla terra, e insieme, al cielo. Un pensiero rivolto alle modificazioni dell'uomo, una ipotesi che permette di concepire una cosmogonia in cui la coscienza diviene il conduttore di una trasfigurazione ideale del mondo, a partire dal suo fondamento antropologico. Umanizzazione della natura e naturalizzazione dell'uomo si compenetrano fino al conseguimento di una umanità idealizzata. Ella, è consapevole di avere una doppia identità: occidentale e orientale, tradizionale e contemporanea, e per lei qualsiasi cultura, è un prodotto che deve essere consumato. Il suo soggetto preferito è il proprio corpo trasfigurato e riadattato alla luce della storia dell'arte figurativa, la sua posizione artistica è, invece, quella di creare continuamente dei ponti fra realtà e sogno dando origine a dei soggetti bizzarri e fantastici. Nella serie "dolls", il corpo delle bambole viene trasformato in feticcio, riconoscibile solo dalle svariate acconciature punk e da alcuni oggetti del mondo femminile. Mi viene da pensare al mondo arcaico, quando l'uomo affidò alle maschere il giusto rapporto tra il visibile e l'invisibile, il ruolo di guide e mediatori nel rischioso combattimento contro le potenze minacciose che popolavano l'universo. Le "bambole" di Maria Luisa, si riconoscono nell'esperienza del dolore e della scissione, divenendo esse stesse "maschere viventi" in cui l'umanità può ritrovarsi e rinascere. Medusa, per esempio, era un essere tremendo e pericoloso, ma, in qualche modo, anche una cratura deteriorabile, fragile. La leggerezza, giunge allora come speranza di trasformare quel che è pietrificato in qualcosa di nuovo e di vivo. Ma con queste opere siamo anche di fronte ad uno dei problemi più complessi della ns. società: l'era della biotecnologia, della manipolazione della vita, degli organismi geneticamente modificati che, oggi paradossalmente sono già negli scaffali dei supermercati. Nella serie "Pink moon/Luna rosa", l'artista interpreta una madre e isuoi due bambini trasfigurati nella luce teofonica, che diviene spazio e silenzio, ma anche rito, nel cui tempio come diceva Calvino, si ode "il saltello del Giullare", cioè di colui che penetra l'aria che c'è dentro le cose senza romperle. I visi dei nostri protagonisti, sono glorificati dalla luna/aureola e negli arti vibrano particelle atomiche che simboleggiano il mutamento tra essere interno ed esterno, tra pieno e vuoto, tra indivisibile e immodificabile. nella rosea galassia, i serpenti/spermatozoi rappresentano il simbolo della rinascita dalla malattia e dalla morte, grazie alla loro capacità di mutare pelle. L'uomo, vive in un universo di simboli, ed è egli stesso simbolo, microcosmo di un macrocosmo. E' proprio in questa "umanità dissacrata" la nascita, viene celebrata nel paradigma della continua ricerca della verità come rivelazione-svelamento del senso del suo esistere, anteriore alle leggi degli dei e degli uomini che, non fa distinzione tra vivi e morti, presente, passato e futuro. Dores Sacquegna "Along the Adriatic line" - MOSTRA PERSONALE "PRIMO PIANO LIVINGALLERY" - Spoltore (PE) Agosto 2007 Proviamo a delineare i dati formali più evidenti: il colore rosa, il tema del “bambino” dell’infanzia, chiaramente e psicologicamente “femminile”, gli elementi sacrali, la forte materialità a volte indefinita della ceramica, la deformazione, la “compressione” nella materia della figura umana identificata da volti ed espressioni; talvolta dei “voli” di volti femminili (autoritratti?) trasformati in sorta di farfalle notturne. Indubbiamente sono indizi che ci portano ad associare una serie di tematiche psicologiche profonde: il tema della corporeità femminile, del passaggio dallo stato dell’innocenza, il desiderio di un ritorno impossibile ad essa. Ma ancora, il “limite del fisico”, il timore e la sorpresa, il desiderio di superare o di capire il limite della propria fisicità materica per liberare un sogno, un desiderio, un emozione che sopravvive solo trascendendo o annullandosi, riducendo il sogno o il desiderio ad una eterea e libera, piccola e sognante possibilità immaginale. Un senso di “sacro” serve ad innescare un processo di iconizzazione dell’infanzia, quasi una celebrazione di uno stato, tuttavia non particolarmente “risolto”ma sentito come problematico; un figlio impossibile, l’idea di una maternità celebrata, sognata o negata. Immagini di una vivissima “matrioska” simbolo ancestrale e popolare di vita, maternità, ma anche di mistero, introversione,ricerca nel profondo: una matrioska contemporanea e sofferente costretta e imprigionata, in tensione. Ecco: sono suggestioni scaturite da una identità della forma, segno che nemmeno questa, tantomeno questa, è un’arte “leggera” anzi: il grado di introspezione e il tentativo di dare forma visibile ad una tensione non completamente risolta, crea un effetto decisamente violento; non c’è soluzione ma solo il tentativo di ricombinare storie, memorie, sensi ed esperienze, per guardarli in faccia, in attesa di riconoscerne un legame sensato. Se il tema è certamente introspettivo e personale esso è però un dato psicologico dell’universo femminile: probabilmente l’universo femminile coglie le tensioni e le introspezioni di questa installazione con una immediatezza migliore; come universo maschile, siamo messi di fronte “ad un’altra metà” della quale dovremmo avere maggiore coscienza per comprendere quanto il “femminile” non sia la proiezione che di esso ci facciamo, ma una alterità esistenziale che possiamo appena intuire. Dunque la Imperiali ci dice e dice a se stessa “la donna”, la sensibilità esistenziale del “femminile”, intesa in tutta una serie graduale di problematicità, in una sua identità che è più della distinzione sessuale ma è la sua identità nei confronti del suo essere-nel-mondo. Ce lo dice con una tensione non risolta, ma con un inf Proviamo a delineare i dati formali più evidenti: il colore rosa, il tema del “bambino” dell’infanzia, chiaramente e psicologicamente “femminile”, gli elementi sacrali, la forte materialità a volte indefinita della ceramica, la deformazione, la “compressione” nella materia della figura umana identificata da volti ed espressioni; talvolta dei “voli” di volti femminili (autoritratti?) trasformati in sorta di farfalle notturne. Indubbiamente sono indizi che ci portano ad associare una serie di tematiche psicologiche profonde: il tema della corporeità femminile, del passaggio dallo stato dell’innocenza, il desiderio di un ritorno impossibile ad essa. Ma ancora, il “limite del fisico”, il timore e la sorpresa, il desiderio di superare o di capire il limite della propria fisicità materica per liberare un sogno, un desiderio, una emozione che sopravvive solo trascendendo o annullandosi, infinito desiderio di capire e di librarsi in alto. Antonio Zimarino Transforming visual territories As the exhibition evolves from photography to innovative sculpture and installation that is intended to fly in the face of aesthetic convention, the emotional limits of both the artist and the viewer are tested. Malone juxtaposes materials to reveal tensions between the natural and the manmade,the city and suburbia, class and culture creating a record of our desires, obsessions, and excesses. Twentieth century art movements such as Assemblage,Surrealism, and Arte Povera are revisited and updated by the curator highlighting each of her artist’s capacity to express humor, poetry, and greatness through humble means. Maria Luisa Imperiali creates bold and powerful sculptural statements that demonstrate the artist’s excavation of secret memories and hidden stories. Her monumental sculptural installation What’s the Reality? is composed of a life sized creature, suspended on the wall in an abject fashion, which closely correlates to another unknown flesh colored creature stationed on the gallery floor. Such imagery evokes not only the secrets of shame some of us carry through our daily lives, but also it projects a political tone, reminding us of the horrors of genetic modification and animal testing. Suzie Walshe - NYartsmagazine winter 2010
homepage
curriculum vitae
works
objects
installactions
e-mail
NEWS !!!
français
italian